L’arte ha il privilegio di essere forma di comunicazione straordinaria. L’artista rivela il suo stato d’animo, esterna le sue riflessioni attraverso un modello espressivo che lo caratterizza e ne determina il valore estetico.

La scultura di Matteo Faben si attua rendendo evidente un concetto che gli è caro fin dall’infanzia: “trasformare”.

Da sempre la passione di Matteo è quella di trasformare ogni cosa, renderla originale, non importa se più o meno funzionale. Lo strutturarsi e l’evolversi di questa motivazione ha permesso al Matteo artigiano di divenire appieno Matteo artista. Scolpire il marmo è tra le arti più difficili, il materiale ha caratteristiche che richiedono attenzione, rigore, tecnica e precisione, qualità che Matteo Faben ha ben assimilato e che gli hanno permesso modelli espressivi che oscillano dalla classicità al moderno concettuale.

Sempre attento a sviluppare l’idea con grande originalità, vi aggiunge anche l’eleganza, il senso perfetto delle proporzioni, compiendo opere mirabili per forza estetica e per capacità di indurre nell’osservatore spunti di riflessione profondi, che spaziano nelle tematiche della conoscenza e delle problematiche del sociale.

Perennemente teso a ricercare una risposta al mistero dell’esistenza, Faben traduce questa sua tensione nelle sue sculture, che superano il senso della forma per racchiudere in sè un pensiero profondo.

Ecco come si attua in lui quel concetto di trasformazione che da sempre gli è caro.

Spesso non ha bisogno di lunghe preparazioni grafiche perchè il modello gli è chiaro e definito nella ment, agisce con la stessa sicurezza che caratterizzava i grandi maestri del passato che lui ammira e che ha ben studiato.

Certamente la sua giovanile esperienza presso una bottega artigiana gli ha giovato per aprrendere quei segreti che poi ha utilizzato e custodito, personalizzandoli e rielaborandoli.

Oggi lo scultore Faben ha raggiunto un livello artistico molto interessante. Le sue opere giustificano appieno questa mia convinzione, sono sculture eleganti, opere che esprimono quell’intelligenza sello spirito tanto cara all’estetica crociana.

Così posso dire di Matteo, senza indigi, ne è testimone la sua arte intrisa di significati filosofici ed esistenziali, tesa a indurre, non lo stupore ma la riflessione, arte, la sua, che si ricollega a contenuti personali che hanno respiro e valenza universale, arte che non scende mai a compromessi con l’ovvietà perchè ad essere vigile è la sua intelligenza intrisa di una straordinaria sensibilità

Gennaio 2008

Critico d’arte: Pier Antonio Trattenero