“L’indomabilità” è il titolo della bella mostra di sculture in marmo di Matteo Faben, allestita nel campanile michelangiolesco e nella piazzetta del Duomo di Pietrasanta fino al 30 giugno. Un’esposizione che deve ringraziare la collaborazione e la disponibilità preziosissime del proposto Monsignore Stefano D’Atri, notoriamente vicino al mondo dei giovani e della loro creatività, e di Daniele Bertoni, autore dei testi critici. L’indomabilità. L’indomabilità è l’artista, con le sue pulsioni, con l’irruenza della sua vita interiore che getta nell’esteriore non solo attraverso l’opera pensata e creata, ma anche con il suo modo di essere e di stare al mondo. Eppure il veronese Faben riesce con gran controllo a domare i suoi istinti creativi, riscoprendo in chiave moderna quel classicismo canoviano, con le sue armonie e le sue delicatezze formali. Opere che rimandano al tradizionalismo, all’artigianato pacato, alla strutturazione poetica della forma. Faben è la duttilità, la particolarizzazione, il canto poetico della materia: i soggetti sacri, al pari dei ritratti comuni, sono resi con la medesima seducente complessa semplicità. Torsioni e pose statiche sono affrontate da una gestualità che pur manifestandosi già padrona di sè, ben dimostra eleganza e gentilezza dei modi esecutivi. Opera, la sua, che è atto di devozione, e religioso indomabile coinvolgimento emotivo: la tangibile verità di un amore per la materia che si fa tutt’uno con la mano esecutrice. Quella mano che è sì mossa dall’intelletto, ma che in Arte spesso risolve quegli enigmi dietro ai quali l’intelletto s’affanna inutilmente. Nel suggestivo contesto espositivo che è il campanile del Buonarroti, a corredo delle opere troviamo alcuni lavori a cera e a matita, idee e abbozzi grafici da cui cavare suggestioni per altre possibili sculture. A fine esposizione i quindici pezzi prenderanno la via per altrettante collocazioni nei vari locali sia pubblici che privati di tutta la Piccola Atene.

Marco Palamidessi