Con Matteo Faben si riscopre il classicismo che fu di Canova, ma più moderno, armonia e raffinatezza che solo il marmo lavorato con destrezza e maestria riesce a dare.

Le opere del giovane scultore veronese, hanno un rimando al tradizionalismo, all’artigianato moderato, alla strutturazione poetica della forma.

Colpisce in Faben la duttilità, la particolarizzazione, il canto silente e poetico della materia, soggetti sacri e ritratti comuni eseguiti con la stessa seducente complessa semplicità.

Composizioni e torsioni, pose statiche e ironia nei soggetti rappresentati vanno ben oltre la semplice esecuzione.

Moderazione, sensualità eroica, fedeltà religiosa, concetto reale della rappresentazione di ciascun oggetto-soggetto è un punto di partenza per qualcosa che ancora deve evolversi.

Faben trasmette emozioni, anima corpi, importa la sua esperienza esecutiva in un dettaglio che rifugge, la sua arte è puro racconto.

L’opera è un atto di devozione, indomabile, ritratto, coinvolgimento emotivo.

L’artista raccoglie, costruisce, fotografa un gesto e lo ripropone tale e quale, c’è ‘vento’ nei suoi angeli e nelle sue figure umane.

Tutta la sua forza e la sua brezza interiore sono in continua espansione.

L’amore per la materia, diventa un tutt’uno con l’esecutore, quasi un rapporto dei sensi, per poi concedersi al fruitore nella forma più congeniale, adattandosi al proprio status.

Faben dona poesia e canto con le sue opere, coinvolge, comunica e lascia una scia di contraddizioni che emulano sia se stesso che l’opera eseguita.

Tutto è quello che si vede, ma niente è ciò che si può credere di vedere, l’immagine e il significato si contrappongono tra di loro e poi di nuovo si fondono.

L’artista espone il suo dentro in perfetto sincrono con il suo fuori.

In fondo come un’opera riporta: ‘La perfezione non è di questo mondo’, mai titolo fu più evocativo.

Daniele Bertoni Pietrasanta 1 Giugno 2009